martedì, 18 luglio 2006

Sì mia bella Angelica Claudia Circe  e me ne sono anche già andato. Per mare. Il mare me l'ha attaccato mio padre, una maledizione del sangue.

Ma naturalmente la mia risposta è un'altra, banale, un farfugliare insensato, insomma lei è così, così...non so nemmeno io così cosa , mi riduce il cervello in poltiglia, una poltiglia neuronale del tutto inservibile. Detesto le donne quando sono belle in questa maniera arcana.

E detesto anche l'altra che mi sta da qualche parte dell'anima, le braccia muscolose incrociate sul petto e il ghigno beffardo. Guarda lì..sembra dire...che straccio d'uomo.

Odio tutte le donne. Seduttrici, sacerdotesse, guerriere...tutte è chiaro!

"...dopo la maturità me ne sono andata per fare l'università, tu eri in Marina mi pare, qualcuno mi ha detto così, il mare, il mare e Mortara, non ci si può credere..comunque ho conosciuto uno, un mafioso..."

"Perché dici mafioso?"

"Perc<hè era un mafioso inel senso del mafioso, mafioso, affiliato alla Mafia, capisci?"

Faccio sì con la testa ma mica capisco.

"Siamo andati a vivere giù, c'era il mare anche lì, e c'erano anche i suoi fratelli. Io facevo l'amore con tutti loro."

Salto sul sedile. Mi manca l'aria. Eppure tutti i finestrini sono giù. Vorrei fumare.

Ma io non fumo sigarette. Solo canne. E' una battuta vecchia. L'ho fatta finita anche con quelle.

" Fare l'amore non è il termine giusto...loro si sfogavano, mi chiedevano certe cose..."

"Che cose?"

Maledetto me e la lingua che non ho tenuto a freno, non voglio sapere, non voglio sapere ujn bel niente, che cose, bello scimunito come se non avessi un'ottima cultura in materia , esperienze dirette e pornografia spinta, da bravo maschio e marinaio per sovrappiù. Ti prego Claudia , ti supplico....taci!

"Cose..."

"Ma tu soffrivi, non ti ribellavi?"

Sempre più patetico, ma una spiegazione c'è il mio senno è sulla luna, la pazzia di Orlando.

Circe Angelica Claudia ride. Sguaiata, tremenda.

"Soffrire, ribellarsi, non capisci proprio niente tu...so già come sei tu, una di quelle mezze calze tutti prelimanari e carezzine, si vede subito che non sei un vero uomo. Io godevo tesoro, non sai quanto e adesso non posso più farne a meno , non ero responsabile di niente capisci, venvo presa costretta, non pensavo, non ero niente e nessuno, solo piacere del corpo e non dovevo fare niente, solo obbedire, tu e tutti gli altri siete così faticosi...devo essere così presente e sollecita e..."

Mi sbertuccia, fa la vocetta da bambola sanguinaria. Ha la bocca nera di veleno. Come ho potuto desiderare di baciare una  bocca tanto  mefitica?

Di colpo si fa triste:

" Però adesso che conosco il piacere non posso più amare un uomo solo, dovrei tradirlo, ferirlo, gli uomini hanno un ego così fragile...ma con  uno solo proprio non si può, se si è amici poi, complici, come potrebbe annullarmi, sottomettermi, cedermi ad altri...con lui dovrei fingere, fingere di accontentarmi  come fanno tutte, è troppo poco per una donna Orlando un uomo solo credimi, e poi è una questione di energia, più entri nell'impersonalità del sesso più ti avvicini all'energia primordiale, l'assorbi, diventi potente...è il segreto delle streghe, mi stai seguendo Orlando? Per voi è diverso, è per questo che siete così attratti ma avete anche tanta paura delle vamp. Voi vi svuotate e andate via verso il vuoto, la distruzione"

Claudia è fuori come un balcone, ecco sono più tranquillo, adesso tutto è chiaro.

E poi questo è un argomentare da Bradamante, se non fosse frigida come credo sia, un uomo solo per una donna non basta? Dipende dall'uomo mia bella squilibrata.I Don Giovanni e i Casanova mi paiono tutti maschi, questo rovesciare i ruoli mi sembra pretestuoso, Sì pretestuoso, parola azzeccata.  

 

postato da: macinzia alle ore 14:01 | link | commenti (13)
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venerdì, 14 luglio 2006

ARCANO VI

Il tempo passa lento , anzi non passa proprio. Tempo fermo di un sabato pomeriggio in provincia.. Il cellulare squilla più  volte. Bradamante chiama imperiosa, non rispondo. La dea madre vagamente infastidita mi getta occhiate di blanda disapprovazione.

Te rispund no?

Vorrei togliere la suoneria ma ho paura di non sentire un'eventuale comunicazione di Angelica.

Claudia è giusto la donna che all'ultimo momento ti può chiamare, può disdire l'appuntamento, così senza una parola di spiegazione o di scusa...che femmina.

Ma giunge alfine l'ora, l'ora agognata ma anche l'ora temuta.

Metto la camicia bianca che  fa risaltare abbronzatura e spalle.

Bosco della battaglia dunque mia bella Angelica. E sia, per quelle selve ci perderemo.E  là ci sfideremo, là ci faremo guerra, ma  deliziosa guerra d'amore.

Il bosco della battaglia a dire il vero è il posto giusto per portarci l'altra, la Bradamante drammaturga, lei si inebrierebbe, sempre in senso marziano per carità, dell'atmosfera...come si può definire? Gotico, sanguinosa, onirico padana? Me la vedo  marciare fra gli alberi  con le  belle gambette tese nello sforzo, belle gambette e bel di dietro, spalle da lottatrice però e poche tette , le tette per combattere non servono, le amazzoni mi pare se ne tagliassero una per tirare meglio con l'arco.  

Angelica invece...ecco che rolla  verso di me tutta strizzata al centro, la sua vita è sottile come la famosa palma, quella del cantico, e sotto e sopra la vita sottile  la carne bianchissima  esplode, gonfia  e tira all'inverosimile  il drappeggio della gonna, prorompe dalla scollatura, mi dà un ombroso e rapidissimo bacio sulla guancia.... nonostante i tacchi mi arriva appena alle spalle. Bradamante sempre con scarpe rasoterra è più o meno alta come me.

Ma cosa mi succede? Angelica è qui, cucinata a dovere solo per me e io non faccio che pensare a Bradamante? Maschia schizzofrenia? O paura dell'incantesimo potente che Angelica sembra operare su di me? Aiuto...non so com'è ma vorrei essere lontano da qui...lontano da Claudia Angelica Circe. Dio com'è bella! N on sopporto le donne quando sono belle in questo modo inverosimile, e magari il mattino dopo te le ritrovi nel letto sfatte , il mascare colato, molliccie di sudore, stazzonate dai tuoi stessi abbracci...quasi un po' disgustose.

Sindrome omosessuale latente la chiama Bradamante...Vai a farti fottere Bradamante  tu e tutte le tue cazzate intellettuali da figa amazzone milanese. Tutto loro sanno queste milanesi.

La sera è tersa, non è ancora sorta la luna, ci godiamo in silenzio l'aria fresca che qui, la notte, sa d'acqua dolce e d'erba mèzza. 

Guido piano assorto lei tace, mi appoggia lieve la mano piccolina che però termina con artigli lunghi e neri.

Vorrei fermare la macchina di colpo e baciarla e ...

Ti avranno raccontato un sacco di storie su di me vero ?

La voce è aspra, risentita. come rispondesse a qualcosa che non ho detto e nemmeno pensato. Qualcosa di sgradevole.

Degluitisco, annuisco, mi riprendo, cerco di replicare, continuo a guidare.

Lei prosegue..

Tutte schiocchezze sono sicura, non sanno niente, niente di niente...è che qui nessuno si fa gli affari suoi...a Milano mi trovavo troppo bene, chiacchiere, battute, opinioni ma tutto in leggerezza,  niente cose come , hai saputo..ma no, non dirmi...l'ho sempre detto io...le donne poi , odio le donne di qui, hanno il cervello grande come una noce, pulire la casa, andare dal parrucchiere, correre al centro commerciale e sparlare del prossimo altro non sanno fare...che noia Orlando. Ma tu non hai voglia di andartene?

 

postato da: macinzia alle ore 09:58 | link | commenti (5)
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mercoledì, 12 luglio 2006

appunto veloce...un picchio morto sulla tettoia del condominio...il becco proteso, i colori incredibili, requiem silenzioso per la sua morte, spero naturale e non veleno, e una quieta felicità per la comunicazione arcana: abbiamo i picchi. Giocosi irruenti, uccelli nostrani dal piumaggio esotico.

postato da: macinzia alle ore 07:53 | link | commenti (1)
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martedì, 06 giugno 2006

Arcano sesto (4 continua dai giorni 10 e 12 maggio)

Poi viene sabato, quel giorno che chiamano sabato, c'è un tipo che bazzica nel blogmondo, si chiama Leggimi, imperativo sì, è sua la definizione...Del sabato.

E lei chiama.

"Ciao Orlando, è luna piena oggi lo sai?"

"Sì, no, non so...!"

"Cosa dici?"

"Niente..."

"Ho letto un po' dei libri che mi hai portato...grazie tra l'altro".

Ah sì...i miei libri. Confesso glieli ho infilati nella cassetta della posta. Tanto, anche se non siamo più vicini di casa,  so benissimo dove sta. Qui tutti sappiamo benissimo dove stanno tutti. 

"Come ti sono sembrati?"

"Sì. No. Non so...."

 Ha senso dell'ironia la bambina, spero non a mie spese però, E poi sono un tantino narciso sui miei scritti. Una parola almeno...Anche di critica...no meglio niente.

Si affaccia l'Alma Mater, impropriamente riemersa dallo studio in cui è chiusa da giorni, credo una specie di falso su commissione, uno di quelli legali intendo, è sporca di un giallo cadmio da voltastomaco, una volta mi ha raccontato che Kandinsckiy  sosteneva essere, il giallo, il colore della pazzia. Condivido, almeno in questo momento.

"Orlando te ghe voja de andàm a prend  el giald? Oh scusa sei al telefono..."

Il dialetto capriccioso e ondivago di mamma...l'idea che qualcuno, magari qualcuno del giornale, qualcuno di utile alla mia carriera di giornalista,  la sentisse e ci prendesse che so per una famiglia di agricoltori arricchiti, Mercedes in garage, spocchia  a mille e "italiano? No grazie" o anche se non lo conosci lo eviti ,  le ha fatto abbandonare di colpo il vezzo di questi ultimi anni, la riscoperta dell''idioma locale,  è tornata repentina  alla solita parlata da signora bene di provincia.

Un po' pazza però. Con tutto quel giallo. Giallo cadmio poi. 

Vorrei baciarla. La mamma. Sgaruppata divinità materna. Una vita tutta amore, quello quasi morboso per papà, e pittura.  Anche Claudia vorrei baciare,  sta dandomi un appuntamento mi sembra...Bosco della Battaglia, vuole andare al Bosco della Battaglia.

Allora li ha letti davvero, i libri!

Al Bosco della Battaglia c'è una fornace, campeggia proprio lì sul torrente, bizzarro dolmen di soli cent'anni, architettura industriale... molti anni fa è stato lo scenario di un omicidio raccapricciante...

"Mamma vado a prendere il giallo, hai bisogno d'altro?".

Solo il silenzio. Risponde.

Messaggio. La drammaturga.

"Chiamami" dice.

Eh no bella mia, la milanese tutta arie, la signora vedermi sì toccarmi no, no che non ti chiamo.

E mi appresto invece a correre  sulle tracce della bella Angelica.

 

 

 

postato da: macinzia alle ore 13:49 | link | commenti (8)
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giovedì, 01 giugno 2006

.Cè il vento azzurro e freddo che viene dal nord. E' il primo di giugno.

C'è il gatto maschio che dorme a virgola sul letto, esattamente al centro del sontuoso copriletto a grandi rose cremisi e turchesi. Cornice appena degna per il piccolo dormiente. Piccolo ma tanto regale! Rimango in soggezione.

C'è qualcosa di speciale in un gatto che dorme, è così, così... deliziosamente abbandonato alla gioia del sonno. Così assolutamente  altrove.

La gatta nera naso di velluto e seta invece è sveglia, appoggia, mentre scrivo, le morbidissime zampe sul mio cuore. Lascerà tracce profonde.Sono andata nel bosco presto, mattina di segreti vegetativi all'ombra degli alberi, e di pensieri nitidi nei campi aperti. Che meraviglia è quest'oggi!

   

postato da: macinzia alle ore 14:39 | link | commenti (9)
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mercoledì, 31 maggio 2006

Un filo di parole una catena di parole, le parole mi hanno sempre ossessionata per il loro suono ancor prima che per il loro significato, il canto segreto delle parole, l'incanto terribile delle parole, le parole sono la malia potente di questi blog, ci parliamo non ci conosciamo solo (ci parliamo) attraverso le scitte parole.

Maneggiare con cura. Le parole.

Recito una formula magica. Conosco le Parole.

Parole è come carole. Quelle che tutti allegri appenderemo. Ricordi i Chrismass carrol? Ghirlande di parole.

Parole come perle. Escono dalla bocca della ragazza buona, le fate, fate in forma di gatte, l'hanno così premiata. Mia nonna mi raccontava sempre la stessa fiaba, se raccontava a memoria, la fiaba delle gattine, usava proprio queste parole: la fiaba delle gattine.

Raccontava in cucina. La sera in cucina. Mio nonno, il teutonico bellissimo nonno, era fuori, dov'è il nonno? Non c'è  e così la nonna è triste e  beve troppo. Perde il filo delle parole mentre racconta. Il nonno aveva un'amante, mi sembrava brutta  e vecchia come la nonna. Il nonno e la sua amante brutta e vecchia mi portavano in certi bar eleganti degli anni '60. Seduti ai tavolini si parlavano in modo sommesso allungandosi e protendendosi l'uno verso l'altro, non volevano che capissi le loro parole.

Io comunque le sapevo ormai a memoria. Le parole della fiaba. Io in quella cucina  formica verde  e neon mi ubriacavo già di parole.

Ubriache di vino e di parole. Un amore al femminile di tanti anni fa. Al limitare dell'adolescenza. Si beveva spumante, Berlucchi d'annata, mica robetta, finestre aperte e profumi d'estate, gelsomino e rose e d altri ancora che venivano dalla campagnia, oltre il triste-moderno della bovisasca era ancora campagna negli anni'80. E a memoria si citava Apollinaire e tra una parola e l'altra un bacio, piccolo, volutamente sensuale un tantino teatrale. Parole come perle, perlage dello spumante. Sembra una collana di perle diceva lei. Suo fratello, il minore , era innamorato pazzo di me, mi piaceva la sua faccia intelligente, solida e triste.La faccia di un padre in un ragazzo di quattordicianni. Più tardi, molto più tardi  mangiammo spaghetti al ragù, non ero ancora vegetariana, a gambe incrociate sul tappeto, candele accese   e petali di rosa sparsi  sul pavimento. Ti amo mi sussurrava lei , io non rispondo mai quando mi dicono ti amo, mi vergogno un po', vorrei dire ma io non sono capace ma non sta bene. Quelle giuste non le conosco. Le Parole.

Buonanotte ci augurò il fratello,e restava lì nè dentro nè fuori, io ero nuda in mezzo alla stanza, fra le fiamme e le rose. E i piatti sporchi. Buonanotte e mi fissava inebetito. chissà se il quarantenne di oggi ha ancora quella bella faccia da padre  e  si ricorderà ancora di me? Vanitas muliebris. Ciò che informa la mia domanda è forse solo vanità di donna. Vorrei averlo ferito per sempre.

Ma anche queste sono ormai solo parole.Quell'estate era l'ultima.Di noi due. Della nostra adolescenza sul finire. La  mattina dopo malditesta da spumante troppo, le scrissi un biglietto : a presto signora delle rose e dei ragù. Ma di queste parole non c'è più traccia. Visibile. Cancellate dal vento degli anni. Oy oy oi come si canta sempre nelle canzoni yiddish. Un lamento ironico lamento però,  da ebrei piagnucolosi ma  arguti. Oy oy oi come siamo melò.

Parole cancellate dal vento, scritte sulla sabbia come si usava scrivere in quegli orribili libretti per bambine, rammentate? Un pensierino stereotipato e dolciastro e la firma. Mia madre ne ha conservato uno, data 1945, l'epoca di uno dei suoi vari collegi svizzeri,pensierini italiani, francesi e tedeschi...come la barca lascia la scia così ti lascio la firma mia, disegnuccio ricalcato e firma svolazzoscia...Parole perdute di persone perdute.

E c'era anche un romanzo best seller, titolo del tipo "La sabbia non ricorda", figurava tra i libri proibiti di mamma, li ho letti tutti di nascosto.

C'era anche una canzone, anni 60 o forse 70, ho scritto t'amo sulla sabbia. Non mi sono mai piaciute le canzonette...da piccola guardavo sempre di nascosto  le opere sul secondo canale Rai, una volta ho persino visto L'olandese volatante di Wagner, non capivo le parole. Il senso. Ma la musica sì. E mi faceva volare.  

Caro "Leggimi" tutte queste parole nascono dalle tue parole sull'età che non conta, non ricordo più stranamnete com'era senza cellulare, so che adesso siamo ancora più bugiardi, possiamo disdire un impegno all'ultimo momento, andare o non andare conta meno. si può avvertire all'ultimo momento. Basta un sms nemmeno l'imbarazzo...batteria quasi scarica poi ti chiamo, ricarica da fare scusami tanto. Parole preconfezionate metodo di scrittura intuitivo rapido...

L'età non conta ma adesso che questo fiume di parole è uscito mi accorgo che ne è passato di tempo.

E quante parole! Le metto sul blog, un contenitore di parole. E' il posto giusto per tenerle ordinate.

   

postato da: macinzia alle ore 14:08 | link | commenti (3)
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martedì, 30 maggio 2006

Ho sognato un vecchio spettacolo per bambini, il Brambilla show, una clownerie che io e Roberto si portava per asili milanesi e che miracolosamente riusciva quasi a darci da vivere...ricordo le partenze mattutine nella casa di via Astesani,ila piccola versione di figlio da accompagnare al suo asilo, o talvolta veniva con noi ma credo non gli piacesse....i gatti, sempre troppi, affamati come mattina docet, le colazioni davanti al camino con grande vassoio d'argento posato sul tavolo di bambù, ho sempre avuto una certa "grandeur", una sorta di miseria e nobiltà che è la mia cifra in fondo, qualcuno mi ha definito, non era un complimento, la principessa dei poveri. Una lady degli stracci insomma...A fare gli spettacoli si andava in tram! Tutto, scenografie e costumi, studiato per satre in due valigie.

Roberto nel sogno a volte era lui altre volte era marito.

Invecchiando sto diventando come Jane Marple, che mi è molto più simpatica dell'esotico e falsissimo Hercule Poirot, mi è più simpatica perchè in fondo è una  strega versione middle class rurale, anche e me come a Jane sembra che le persone siano simili, mi viene istintivo fare degli studi comparativi, per esempio nel sogno mi accorgo che, ed è verissimo, Roberto e marito si assomigliano, stessa voce di tenore timbrata e squillante, bella voce...persino stessa facile musicalità che io non ho mai avuto, la mia è una musicalità tormentata poco tonale, forse più arcaica. Marito ha studiato Roberto invece suonava un pochetto la chitarra ad orecchio  e poi aveva preso qualche lezione di canto dalla mia insegnante ma l'approccio dell'orecchio è quello; e ancora  stesse membra un po'legnose ed asciutte, e l'atteggiamento posturale il modo di muoversi....era C1 il robot dorato maggiordomo di guerre stellari?

Il maggiordomo tutto d'oro e la principessa dei poveri. Accoppiata vincente.

Prima di addormentarmi sono tornata a casa, no non la casa al limitare del bosco, la mia casa reale di quando ero bambina. Sono tornata sulla scena del delitto.

Entrando dalla porta ho rivisto il ripostglio a muro con i ripiani di legno, le ante dipinte di vernice  ad olio color crema, tipica degli anni '30, il ripostiglio celava i contatori e sui ripiani c'erano benzina, acquaragia, fertilizzanti, stracci...insomma l'indicibile domestico, dal ripostiglio spesso fuoriuscivano anche scarafaggi...ero terrorizzata.

Mi sembrava quella della casa un'epoca remota, erano gli anni '60, sono andata via davvero, anche in quella casa convivevano vestigia di un passato in cui io non c'ero, ricco ed elegante, sgabelli decò, tavolo in stile razionale sempre degli anni trenta e poi l'ordinario del dopoguerra, povertà e decadenza, tutto un lasciarsi vivere senza più voglia, ecco le scarpiere  a fianco dell'armadio in formica, l'orrido divano in similpelle...chissà da dove viene tutto questo mio gusto così maniacalmente raffinato, non impeccabile, questo no...è come in teatro mi pare, ho costruito pazientemente il personaggio (?)

postato da: macinzia alle ore 07:36 | link | commenti (7)
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lunedì, 29 maggio 2006

Ho segretamente deliberato di vendere ciò che resta della sala e della camera da letto in "arte povera", la nuova iattutra estetica delle case italiane, dopo l'informale in abete, combinato alle librerie Billy, dell'Ikea che però , devo ammettere , era più di gusto.

Questa mattina al risveglio gli orridi grassi riccioli fatti a macchina e poi applicati con finti colpi di sgorbia delle losanghe del grande armadio mi hanno colpito a morte.

A noi due mi sono detta, mi sembra di dormire in un "tabuto", bara in lingua sicula;( tabuto dell'immaginazione, dell'evocazione, dei sensi...) ho già estromesso comodini, mobilone da sala a quattro ante, ho già truccato il "settimanale" che almeno non aveva ricci, si limitava ad essere un onesto e sgraziato parallelepipedo, con laccature, anticamenti teatralissimi, delicati fiori dipinti, maniglie vecchiotte, ho fatto miracoli cari lettori, ma i riccioli,,,li vedeste! Contro i riccioli dalle punte obese niente  e nessuno possono farcela. Il trionfo del mobiliere con mobilificio bordo tangenziale, vasta esposizione, offerte convenienza(di chi?) tutto l'anno.

Sarò implacabile, sarò la spadaccina indomita, via il brutto preconfezionato dalla nostra vita!

Io sono docile , sono obbediente, mi lascio reggere...ma se mi toccano sul lato debole sarò una vipera e cento trappole....

 

postato da: macinzia alle ore 08:13 | link | commenti (4)
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venerdì, 26 maggio 2006

Notte di sonno poco- poco. Cos'è il sonno poco- poco? E' un sonno interrotto agitato, da qualche tempo ho anche un po'di paura quando mi sveglio di colpo alle tre del mattino, si dice che sia l'ora della tentazione diabolica, speculare alla morte di Cristo in croce, per intenderci Lui, il LUi quello oscuro, ti ghermisce l'anima ed eventualmente ti possiede il corpicino di preferenza intorno a quell'ora, beffarda irrisione dell'agonia del profeta crocifisso. Ma io non credo nel diavolo cristiiano, sono ebrea d'origine innanzitutto e poi sono pure laica con sfumature di religiosità naturale e  piuttosto panteistica. Più una dea che un dio, più una Enta che un Ente...son burlona stamani. Buongiorno a tutti!

Stiro le cose e restituisco forma al mondo...strofinaci di mamma, tendine di mamma come un piccolo testamento di donna in fondo bizzarra, la mia dote di donna di sicuro  bizzarra. Da bizzarra a bizzarra nei secoli dei secoli: Amen.

Siamo capaci, lei era io sono, di conservare piccoli stracci di lino con un orlo, ma ormai solo un pezzettino, di pizzo sfilacciato, reliqua dell'orlo di pizzo.

Se però ci affondi il viso senti il profumo del sambuco e la voce, giusto un sussurro sbiadito,  di suor angelina, angelina  con la g dura, mia madre andava in un collegio svizzero, raccoglieva erbeinsieme ad altre ragazzine guidata da questa suor anghelina, loro le monelle la chiamavano, con audace grammelot anglosassone, suor penghelina: Angel in inglese angelo e Pengel in tedesco diavoletto. Capito?  

E curiosamente era proprio la sorella erborista...mon dieau che abissi di senso.

 

PS Ho posizionato l'asse da stiro davanti alla porta finestra del balcone, il balcone è gremito di fichi, noccioli, salvia, basilico, lavanda rosmarino, rose , limoni ,gerani, peperoncini, timo, maggiorana, semi portati dal vento sono germinati regalandomi acetosa e d ortiche  e persino un meraviglioso cardo mariano...nell'acqua del ferro a vapore ho versato olio essenziale di cannella, l'apertura strategica delle finestre crea una corrente che gonfie le tende di garza indiana , bianche come vele. Viaggio nel meditarreaneo con rotta ad oriente a bordo di un ferro da stiro volante.

postato da: macinzia alle ore 08:25 | link | commenti (6)
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mercoledì, 24 maggio 2006

Appunti di volo...un titolo su di un quaderno che non ho più, forse c'è una trasmissione su Radio tre che ora si chiama così, bella e troppo intelligente come  tutte le trasmissioni su Radio tre, un mio vecchio progetto di ragazza, ne ho sempre avuti mille e di ambiziosi anche, nel tentativo di descrivere il mondo e le sue cose...sin da bambina catalogavo instancabile, avrò avuto tre anni o giù di lì quando sono rimasta folgorata dall'idea, nata dall'osservazione sul campo, che gli uccelli si dividono in due grandi gruppi, quelli che camminano a balzelli leggiadri come i passeri e quelli che procedono a passi alternati e impettiti come le galline e i piccioni. Pigeon piccolo angelo, le sue piume lucenti di verdi e di viola e di grigi che nemmeno immagini, il suo profumo di nuvole  e poi via via il suo degrado, prigioniero di odori e di bruttezze di malato a terra per forza, sussulti di ripresa, ricadute... E' morto la mattina di venerdì, il 19 maggio credo,  mucchietto di ossicine, con la punta delle dita ho accarezzato il suo stupefacente sterno, sterno carenato, macchina per il volo di ineguagliabile perfezione. L'ho amato.

postato da: macinzia alle ore 08:20 | link | commenti (3)
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sabato, 13 maggio 2006

Interrompo l'arcano sesto per dire due parole sull'arcano senza numero: il matto. alcuni anni fa ne avevo fatto un racconto, il primo della serie che spero di scrivere sulle 22 lame..., il matto è di qualche anno fa, poi pausa, poi le blogbozze di questi giorni (Diavolo e Papessa e ho appena messo mano alla carta numero 6...l'arcano sesto).

Il matto nella mia vita esiste davvero. Una specie di arrogante, sognante, cialtronesco Paperoga che conosco da trent'anni.

Portatore di caos come da significato esoterico della carta.

Mi ama da sempre.

Dice lui.

Ovvero adora pavoneggiarsi con donne in qualche modo sorprendenti al fianco.

Le esibisce come fossero un tributo alla sua abilità, intelligenza, fascino virile, eloquenza...

Ecco eloquenza da vendere, lo scompiglio che ti porta viene proprio da questa logorrea inarrestabile con cui ti prende per sfinimento. Con gli anni gli si è affinata la tecnica, ti stordisce...

Il mistero femmino è questo...com'è che la mia amica musicista bella come una dea ed adorna di tutte le virtù ha accettato per un anno e più di tirarselo  dietro come una sorta di orrido e spampanato cavalier servente? Quando la madre, morta di recente, o la sorella, non lo accudiscono vaga con pantaloni corti e stroppicciati, camicie graveolenti e senza bottoni, cernecchi grigiastri svolazzanti sul capo...

E io stessa...

La sua tecnica consiste nel soccorrerti al momento del bisogno...nobile direte voi e già vi vedo gonfiarfi di maschio sdegno nei confronti delle maliarde adescatrici...

Nobile sì ma poi non so com'è se ci pensi bene bene non avevi poi questo bisogno incredibile...anzi lui ti ha un po' tentato, ecco ti ha illuso che ci fosse una scorciatoia per la risoluzione di un problema che alla fin fine non era nemmeno un vero problema. E tu ti trovi fortemente indebitata avendo ricevuto in cambio poco pochissimo. Un usuraio dei sentimenti? Forse.

Un esempio? 

Muore mamma, mi lascia in eredità una cagnolina che sembra Anubis il dio sciacallo, versione nana e nient'altro, deve pagare il funerale, l'impresa delle pompe funebri mi ha praticamente circuito, dopo ho saputo che con il comune puoi avere esequie dignitose e gratuite. ma di mamma si sa ce n'è una sola...morta quella l'informazione non  serve più.

A cavallo giunge il nostro matto e ti promette che ti presterà i denari.

Poi devi fare lo sgombero della casa di mamma, ovviamente in affitto...

Sempre a cavallo giunge di nuovo il matto che consce tutti e tutti gli vogliono bene (a sentire lui) e si offre di far  ripulire la casa da un amico rigattiere. Siccome gli vuole bene l'amico rigattiere non vorrà nulla.

Tu respiri sollevata, certo ti costerà qualche sera di chiacchiere deliranti sui nuovi linguaggi, sul futuro della sceneggiatura nel cinema, il matto dice gabina e ghitarra  e" se avrei" ma avendo frequantato in gioventù un corso di scrittura per sceneggiatori si è "fatto" regista e sceneggiatore cinematografico. Quanto ai nuovi linguaggi intende tutto ciò che riguarda il computer...è credo l'unico che conosco che si è fatto spillare cento euro all'ora affinchè gli fossero impartite"lezioni di Internet"...non commiseratelo per la sua ingenuità...lo scopo recondito era quello di far ammutolire le persone "asine ", cioè tutti, con la sua sapienza mirabolante. Avreste dovuto vedere la sua faccia quando alla sua gentilissima richiesta di aprirmi una casella di posta e di insegnarmi qualcosina, qualcosina che potesse far breccia nella debole mente femminea che mi ritrovo, qualcosina che  mi consentisse di orientarmi nei nuovi linguaggi, ho risposto" Chatto, e mailo e navigo e uso addirittura un programma musicale, gioco a scacchi ed edito e... da almeno quattro anni..." mi ha guardato con commiserazione...taceva il labbro ma gli occhi gridavano "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire". Dopo di che ha continuato a rivolgersi a me così" Se avessi la posta elettronica ti manderei questo e quello  ma non ce l'hai...se vuoi ti spiego..." Da rimanere senza fiato.    

respirare fiato senza fiato...torno alla faccenda del funerale e dello sgombero dell'appartamento.

Dunque i soldi non li ho mai visti, ma in qualità di persona grata del favore, sono stata irretita in un turbinare  di uscite e pizze e parole. Quasi quattro chili di sovrappeso e depressione galoppante. E intanto lui "mi esibiva" con mezze frasi e sospettissimo comportamento da gentiluompo irreprensibile presso amici e parenti ( domanda, ma ti fai quella li'...risposta...come siete invadenti, segue occhiata lascivo alludente ma "nobile", da io non parlo. Figurati quelli!), cominciate a capire la tecnica?

Viene a casa di mamma il camion dell'amico rigattiere, si fa pagare comunque, nonostante il grande affetto per il nostro matto, si acchiappa pure il quadro ad olio con cornice tipo Gilloche dei primi del novecento, statuette di pregevole fattura, niente che valesse una fortuna, ma come si dice erano ricordi...

E tu cosa fai? Lo ringrazi sentitamente.

Ad ogni piè sospinto lui ti inchioda con un "ti ricordi quando hai avuto bisogno ti ho aiutata subito..."E sbava sbava in modo sempre più evidente, ti striscia addosso con il piglio del creditore , un ragno che imprigiona la vittima nella sua tela salivosa, gonfio di  un desiderio da lumacone borioso.

Però di qualsiasi donna che non sia un metro e settanta, abbia una taglia oltre la quarantaquattro e non sia raffinata, istruita, che abbia più di trent'anni, con eccezione per l'amica musicista e per me per via dell'avvenennza e del talento che compensano un po' la decrepitezza, ecc...lui con sufficenza sentenzia è bruttina...è vecchia...è stupida...è ignorante...Il reuccio!

Morale, devo interrompere lo sfogo, sto davvero tediandovi, a tutte le donne, diffidate dai cavlieri serventi, sono i peggiori..vogliono tutto indietro. Questo nei romanzi epico cavallereschi non viene citato ma l'ho imparato a mie spese. Spese salate, mi è sta recapitata stamani la parcella dei favori , tremila euro...non vi sto a dire come  e perchè ma il senso è proprio quello dell'esazione della parcella. Diffidate femmine, imparate a far da sole...Non l'abbiano con me i miei lettori dell'altro sesso, sapete bene che vi amo teneramente  e non vi  considererei mai facenti parte della categoria cavalieri servanti, o della categoria matti e in generale di nessun'altra  categoria sgradevole. Un saluto. 

postato da: macinzia alle ore 14:45 | link | commenti (6)
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venerdì, 12 maggio 2006

Il giorno dopo piove.

E il giorno dopo ancora.

E ancora e ancora e non fa che piovere e piovere e piovere.

Una settimana intera di pioggia.

Sto lavorando ad un articolo sulle bestie di Satana.

Lei non ha chiamato, non chiama. Non intendo cedere.

postato da: macinzia alle ore 16:15 | link | commenti (7)
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Arcano sesto

Si tocca in continuazione i capelli mentre mi parla, e impercettibilmente si protende, tutta fasciata com'è in un vestito bianco, colore verginale sì il bianco, ma il taglio, la foggia..

Poi i capelli se li scioglie, un solo gesto, ha sfilato una puntuta e grossa forcina e giù...sto rivoletto di capelli scuri, neri mi pare.

Non mi ricordo li avesse così neri, ma di lei mi sembra di non ricordare niente. Sono come un tantino instupitido da questo dondolarsi, dal parlare lento, svogliato, gli occhi che fissano un punto che potrebbe trovarsi tra il collo del suo piede, inarcato allo spasimo per via dei sandali, e la punta sempre del suo piede.

Sono instupidito ma anche altro.

Ci vediamo domani sera, così magari ci mangiamo qualcosa insieme...

Vediamo

Indolentissima...avrà impiagato quaranta secondi per sillaba nel proferire il "vediamo".

Vediamo sta per sì o per no?

Faccio il duro ha sempre funzionato.

Sta per come va a me domani...e poi non dire mai più la claudia quando parli con me o di me, anche solo quando mi pensi, io sono Claudia, chiaro...

Certo ma che freddo, dov'è che ho sentito tutte ste fragranza, sti prodromi primaverili.

Fa freddo invece.

(2 segue)

 

 

postato da: macinzia alle ore 11:46 | link | commenti (2)
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mercoledì, 10 maggio 2006

Arcano sesto.

A spasso  per Mortara. Un po' così senza meta, con addosso quell'idea di primavera che è ancora solo un intuizione, un presentimento ma io ci sento già un profumo, uno smottamento...e così vago per la mia piccola città posticcia, un paesone travestito da città. Gioco a quello che si perde e chissà se si ritrova.

Mica facile però perdersi  a Mortara. Corso Cavour, Piazza Silvabella, Via Roma...Cimitero, provinciale...Sant'Albino, la mia amica di Milano la drammaturga dice che il restauro di sant'Albino è...ingiurioso ecco come dice.

La drammaturga tra l'altro  è mica male, complicata però.

Un po'il genere vedermi sì toccarmi no.

La regina della neve della fiaba di Anderson.

No non è nemmeno il genere regina della neve...è piucchealtro un genere che conosco poco.

Dico la mia amica per farla entrare in scena in qualche modo.

Però certo come mi ha scritto, via internet, caro Orlando mi permetta di chiamarla semplicemente così un nome tanto importante...la Chansonne de Roland, uno dei miei poemi preferiti, ho letto i suoi libri e trovatp l'indirizzo e-mail sul sito della casa editrice, gradirei molto ...ecc...

Mi sono sentito lusingato, non lo nascondo, lusingato e l'ho immaginata bellissima. Intoccabile. La regina della neve. O anche incandescente e lussuriosa ma questo più segretamente. 

Ci siamo incontrati a gennaio dopo un congruo numero di dispacci elettronici.

Una signora  con un mantello così e così..si è descritta in modo piuttosto prosaico. Ma io mi ero procurato delle informazioni, sono giornalista  e Internet è una miniera, nei links a lei dedicati le foto promettavano bene.

Invece era diversa.Diversa dalle sue descrizioni. Diversa dalle foto. Una Bradamante a proposito di chansonne de Roland.

Ecco forse è che è difficile con le Bradamanti, a letto non te le porti, potrebbero infilzarti con la spada, innamorarsene...sono così compiute in sè.

E dunque dopo qualche passeggiata per le campagne che lei affronta con passo energico e piglio appunto bradamantesco, un qualche progetto di far cose insieme...fermi al palo come si dice.

E dunque eccomi vagabondo del tempo primo, sera di marzo appena sbocciato. Refoli di vento che sanno di mare. Il mare di mio padre. Che non era di pianura. Anch'io sono andato per mare. La pelle non mi si è più sbiancata. Si è come levigata ed indurita. Qui nessuno ha la pelle così.

La stazione.

L'altro confine. La provinciale e la stazione e dentro Mortara.

Sta arrivando il treno da Milano Porta Genova.

C'è un mio zio che lavora in ferrovia. Forse ha il turno questa sera.

Entro ma finisco con l' appoggiarmi alla balaustra di ghisa e guardare il treno che arriva. Non ho poi tutta questa voglia di cercare mio zio.

Pochi passeggeri, una delle ultime corse.

Scende una ragazza vistosa, l'andatura dondolante sui tacchi altissimi.

"Ciao Orlando!"

E chi è? La osservo meglio. Ma sì la claudia, la tipetta che abitava di fianco a me, lei una bambina, io appena più grande, poi se ne è andata, poi ho sentito dire che stava in Sicilia poi a Milano, non mi pare che ne parlassero troppo bene...va bè pettegolezzi provinciali! Ma che cambiamento.

La mia amica Bradamante commenterebbe:

Ed ecco mie dolci dame ed ecco miei valenti cavalieri che entra in scena la bella Angelica!

Che tutti dicono di inarrivabile bellezza, però nessuno dice che Bradamante sia meno bella. E in più è una valorosa. Ma i paladini escono pazzi per Angelica che in tutto il cantare non dimostra mai un briciolo di cervello. O di pietà. O un'abilità qualsiasi.

(1 segue)

 

 

 

postato da: macinzia alle ore 14:14 | link | commenti (4)
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Ammalata e non c'è verso. guarire non guarisco.

Mi trascino in bagno,ecco lì lo specchio impietoso. Il viso afflosciato dal troppo esausto  dormire, dio mio mi sembra di dimostrare tutti gli  anni che ho, di solito di me si dice ancora..."quella bella ragazza, ma sì la riccia..."

Ho i  muscoli inflacciditi dalla attività scarsa, scarsissima, nulla.

Chi è quella donna anonima, inspessita, gonfia,tristemente avviata alla mezza età,  che mi osserva dallo specchio, la bocca larga, così la definiva mamma, un'autentica castratrice, poi negli anni è diventata grande o anche carnosa aggettivi sicuramente più gratificanti e proferiti da bocche diverse da quella materna, ma questa mattina è di nuovo solo larga, e guarda invece gli occhi, orrore orrore da occhi a mandorla si son fatti occhiastri stupidi e piccini...

La selva di capelli si è mutata in un cespo di lattuga vizza. Sciolti increspano e raccolti non ci stanno...aiuto.

Mostro, mostro. Vorrei cacciare la repellente creatura che replica stancamente i miei gesti sulla lastra liscia. Mostro mostro.

Avevo giurato che mai la mia carne avrebbe sopportato l'onta di farsi melmosa, pastosa magari percorsa da capillari  e venuzze, dio non ho il coraggio di guardare, vuoi vedere che anche le cosce, appena qualche anno fa  cosce da amazzone, sono cambiate. No più due snelle  e poderose colonne di marmo ma ...basta basta...

Mi ero immaginata un invecchiamento distinto, un leggero progressivo rattrappirsi, segnarsi ma rimanendo io, e invece guarda questa mattina l'impersonale, anche plebea sì, femmina scontornata di mezza età è venuta a farci visita, la odio, la odio...

Quando ero incinta non ho mai permesso alle mie caviglie di gonfiarsi, il giorno dopo il parto ero già piatta e scattante, anche allora avevo giurato che mai mi sarei trasformata in un'arresa puerpera acquosa, burrosa, no proprio no  ...

Mi sento imparentata, nonostante le posizioni antisemite discutibili del creatore, con quello lì, il filosofo che danza , dunque robusta e flessuosa come una danzatrice. No non le ballerine classiche anoressico stereotipo con il barticentro basso, no...piuttosto con le danzatrici sacerdotesse guerriere degli antichi riti matriarcali.

Mi vien da ridere, se mi mettessi una gonnablu al ginocchio, impugnassi una borsona sgraziata da mettersi in grembo come un trofeo durante i tragitti in autobus, indossassi un paio di collant color carne  e delle scarpe con tacco medio elargo sembrerei Alice, no non quella del paese delle meraviglie, intendo la moglie di Andy.

Per fortuna il mio guardaroba non contiene capi siffatti.

Non mi viene da ridere affatto mi viene da piangere invece. 

Ma devo dar da mangiare a gatti e cani, dopo intervallo debito portare giù i secondi, dimenticavo... nutrire il piccione, finalmente sappiamo di cosa soffre Pigeon Pappageno, influenza, no non l'aviaria, un'influenza piccionesca che prende i centri nervosi. terapia cortisonica per giorni 15  e poi se non migliora in maniera eclatante...abbattimento. Così dice il veterinario.

 Abbattimento però...

 

postato da: macinzia alle ore 10:51 | link | commenti (6)
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martedì, 09 maggio 2006

Sogno: ho un qualche importante appuntamento di lavoro che ha a che fare con Maria Callas (?) .

Mi sembra di buon auspicio, qualche giorno fa ho deciso di mettere in scena un lavoro su Maria Callas, in bello le somiglio un po',,,

Piccole presunzioni a parte continuo a raccontare il sogno: dunque sono in procinto di recarmi a questo appuntamento, sono sul lago, il lago di Como, solite luci crepuscolari dei miei sogni come fosse quasi notte, come  il mondo fosse inzuppato di pioggia ma al tempo stesso lucente,  lavato e azzurrato dall'acqua.

Incontro Antonio il maestro,insieme andiamo in un albergo, mangiamo, ci laviamo, sappiamo che faremo un amore  rimandato di venticinque anni o giù di lì, non abbiamo fretta però e forse nemmeno tutto questo desiderio, ma è cosa buona e giusta. L'atto che dobbiamo compiere.

Sono solo un po' preoccupata per il mio incontro con la Divina. Ecco la chiave mitica è la chiave dello spettacolo che voglio realizzare su Maria Callas.

 Comunque L'Antonio ( l'articolo ci vuole data la settentrionalità caratterizzante del personaggio)l'avevo conosciuto una vita fa, ci attizzavamo ma non era cosa, lui comunista di provincia pieno di maschie certezze e per quel che riguarda le donne di un certo perbenismo, io adolescente androgina che richiamava alla mente certi angeli perversi dei pittori preraffaelliti, rassicurante quanto una serpenta...ecco ero proprio un pochino serpentina, i capelli come viticci, no...come serpenti ancora, giù sino ai lombi. Inquietante .

Lui ovviamnete sognava madonnine bionde da rivista di moda, allora la bellezza etinica non esisteva, eravamo ancora al modello del vincitore americano, bianco, biondo, liscio.

Perfette erano le emancipate, loro usavano una parola diversa però, tedeschine che sul lago, in quegli anni, andavano in campeggio, il magnifico apprendistato sessuale dei govani lacustri.

Più avanti una versione meno giovane degli stessi lacustri ,dopo una breve stagione di alcool e sesso e corse in macchina per i tornanti montani, avrebbe impalmato una fanciulla locale che avendo dai dieci ai quindicianni meno di loro era sicuramente vergine, intendo loro sui trenta e la fanciulla ben sorvegliata dai parenti e dalla comunità intera sino al sì fatidico, qualcosa  meno di venti,  carina quanto basta, per un periodo brevissimo perchè passata la boa dei venticnque, dopo aver figliato l'opportuno numero di volte, la carina quanto basta si trasformava in un armadio quattrostagioni dalla faccia ringhiosa, la vita e i fianchi spessi, i capelli con un che di  legnoso  acconciati nei vari toni di un rosso menopausa precoce.

Quale che fosse il livello culturale del giovane lacustre quello della fanciulla doveva essere inferiore, in modo da non poter condividere mai nessun interesse. Insomma la moglie che faccia la moglie e il marito il marito. Altro in tal matrimonio non è richiesto.

Anche la moglie di Antonio, Manuela, era stata scelta nel rispetto di questi pochi ma solidi ccorgimenti. Una ragazzetta timida figlia di un commerciante, scolarizzazione di tipo tecnico commerciale.
La ricordo non benissimo ma la ricordo...era una delle "piccole", quello stuolo di quasi bambine, io stessa ero appena maggiorenne, che venivano a trovarci quando noi altri,: l' Antonio, il Franco , l'Achille e io, ci si trovava nella casa dell'Achille a mangiare cibi strani, ascoltare  musica contemporanea e declamare poesia sonora. Quella pletora chiassosa  di cardi en fleur mi risultava indigestina ma un po' ero contenta che ci frequentassero, credevo fossero curiose. Nemmeno mi accorgevo di essere l'unica ragazza del gruppo.  L'unica che dormiva con loro,..venivo dalla grande città  certe cose non le potevo capire. Mi piacevano anche i modi rustici dell'Antonio. Pittoreschi!

Con la cinica conoscenza del mondo che arriva con gli anni, ho capito che le bambine venivano, in gruppo , per non correre rischi, a controllare i futuri consorti che essendo maschi si sa, animali e cacciatori, si divertivano con la cantante, l'attrice...mi credevo vista come una Madame De Stael e invece  passavo per una Ninì Tirabusciò. O peggio ancora.

E controlla controlla, un po' come il vino nelle botti, a tempo debito, la Manuela e L'Antonio sono convolati a giuste nozze. Figli tre.

Quando li ho incontrati per il funerale della mamma dell'Achille, il fiume degli anni in mezzo, ho visto un Antonio borioso, vincitore di premi di poesia, lettore di tarocchi. Poeta occultista e variamente mago. Seguace di Jodorowsky (proprio non rammento come si scrive).   .

E ingrassato a dismisura. Ma l'occhietto azzurro , porcino, i maiali hanno spesso gli occhi azzurri, ve ne siete mai accorti...ancora svelto, espressione acida ma sagace.

Manuela ha i capelli rossi, la stazza di un settimanale in arte povera del fai da te. La timidezza ruspante è scomparsa lasciando il posto ad una risata sfrontata e continua  all'indirizzo di tutti quanti,  Strofina  cosce  e  polpacci quando cammina.

Sono venuti a prendermi alla stazione di Colico. Piccola, romantica stazione, sfuggita al tempo.

Io sono scesa dal treno, predellino ancora in ghisa.

Stivaletti in lucida pelle nera ben stretti intorno alle caviglie sottili. So di averle sottili è inutile che finga.

Il treno poi è ripartito  e io me ne restavo lì, la gonna lunga sempre nera, sventolante, la corta giacca con i merletti di lana, nera sempre nera, i capelli raccolti in un morbido chignon, riccioli ribelli che scendevano sulla bocca carnosa, rispetto ad allora ben sottolineata da un rossetto carnicino, discreto.

Bambola fin de siecle appena appena appesantita, appena appena segnata, ma contro luce potrebbe anche non notarsi...  estranea come allora davanti ad una coppia di quasi perfetti sconosciuti. Ma anche no...non proprio.

Non è cambiata, dicono i loro sguardi e sono sgomenti, impauriti, come mai non è cambiata.

L'Antonio, è una novità rispetto al passato, parla in dialetto adesso, è una scelta culturale credo. 

Però nella stanza d'albergo del sogno mi parla in italiano.

"Antonio sapevo che ci saremmo rivisti dopo il funerale..."

"Abbiamo aspettato anche troppo..."

Sì davvero, un'attesa lunghissima, tra un po', osservo in modo critico i nostri corpi, saremo troppo vecchi per fare l'amore.

E poi mi sveglio e la Callas mica l'ho incontrata.

 

postato da: macinzia alle ore 11:37 | link | commenti (2)
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lunedì, 08 maggio 2006

Case  e morti. Tanto per cambiare. E vivi e morti nel sogno siamo tutti tra le onde grigio piombo del fiume in piena, io la colpevole io il Mosè femmina senza discernimento.  Venite ventite con me, in quel punto l'acqua è turbolenta ma poi c'è il paradiso. Pazza insensata! potremmo morire tutti e quelli che sono già morti come mamma, ormai mamma è l'ospite fisso dei miei sogni,  potrebbero morire ancora. 

Sapete qualcosa del Lazzaro nuovotestamentario? Dopo essere resuscitato ha avuto una buona vita e quando è nuovamente e definitivamente morto? Lazzaro alzati e cammina, e Lazzaro apre gli occhi nel buio del sepolcro, ancora avvolto nelle funeree bende si erge faticosamnte, barcollando, tendendo le mani già necrotizzate s'incammina  verso la luce che filtra dalle grate ....brr...il lato sciamanico e oscuro del figlio di Dio o profeta crocifisso come lo chiamiamo noi iudei.  Andrea Pinckett definisce questo inanellarsi continuo deille parole che richiamano altre parole, che ... "il senso della frase", a Leggimi piacciono le donne intelligenti, a Pinkett piacciono quelle con il senso della frase, al caro Spirit forse quelle sensibili, a me a mio marito le donne non piacciono tanto. abbiamo una predilezione più spiccata per il sesso maschile. Io poi   amo che gli uomini in oggetto  siano intelligenti...con un forte senso dell'umorismo. Mio marito credo sia rimasto al principe azzurro con pettorali sviluppati e sedere tondo. Fissazioni infantili.

Del resto conosco uomini intelligentissimi che amano le curve delle franckenstein di bell'aspetto messe insieme dal chirurgo con tecnica magistrale, l'unica cosa su cui il chirurgo mago niente ha potuto è il cervello. Ma a questi uomini intelligentissimi basta che l'artificiosa boccuccia si imbronci al momento giusto, o l'occhio aperto dal bisturi o bislungato o...assuma un'espressione vaga, ci sono sostanze psicotrope che fanno miracoli, un po' di mascara effeto ombra sulle guance ed ecco un perfetto sguardo malinconico remoto che alla bisogna sostituisce e simula perfettamente acume, arguzia... Malinconica, bellissima imbronciata misteriosa...e nemmeno guastata da un pensiero spesso fallace.  

Nota La bellezza naturale essendo talvolta impregnata di una certa sensualità imbarazzante e ingovernabile incontra meno, poi è problemantica, cosa definiamo bello e cosa no, non tutti siamo docenti di estetica!

Ci sono anche uomini profondi, di spessore, che applicano il principio del terzium non datur e quindi o sei bella e scema o brutta ed intelligente...spesso intelligente sta per :assennata, ottima massaia, impareggiabile cuoca, abile economa, sublime accuditrice, madre insuperabile, indefessa lavoratrice.

E noi noi quelle che mettiamo le chiavi in frigorifero e per un mese non chiudiamo la porta perchè non troviamo più le chiavi?

Noi che divoriamo un giallo nell'ora che era destinata al rigoverno della cucina.

O magari quando siamo in buona anche un  saggio di Hanna Arendt che ci prende anche l'ora che era destinata al bucato?

Noi che in certi giorni abbiamo gambe e braccia così flessuosi che ci si potrebbe pigliare per l'idea stessa della danza. Le teste si girano al nostro passaggio. Quei capelli così ricci poi, selva inestricabile in cui è bello perdersi...

E in certi altri giorni siamo gonfie  e opache, i capelli stopposi e crespi, perchè non vai dal parrucchiere, e non ti strappi le sopracciglia come si deve e non fai la manicure che affusola anche le mani più tozze...

Noi di chi siamo l'ideale?

 

postato da: macinzia alle ore 10:48 | link | commenti (5)
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venerdì, 05 maggio 2006

Riunione condominiale...informale, quattro sedie di plastica bianca, ci diamo tutti del tu. Siamo sotto il palazzo, dove ci sono i box.

nelle visceri del condominio residenziale.RESIDENZIALE

Me lo ripetono più volte. Edilizia residenziale.

Che volete, sogghigno mentalmente, la parola residenza come minimo mi  rammenta versailles, la residenza estiva dei reali di Francia, cosa ci sia di residenziale in questo bolo cementizio bordo tangenziale....

Ma taccio e annuisco attenta.

Ma, dice una,  il giardino è uno schifo. Tutte queste piante così alte e il prato, sembra la jungla.

Non è proprio più bello.

Ma sì diserbiamo tutto, tagliamo tutto e mettiamo quaattro azalee  rifiorenti, formato nano, programmate per l'autodistruzione quando raggiungono i cinquanta centimetri d'altezza e un numero di fiori e fogli che superi i venti, dieci fiori e dieci foglie. Bello ordinato e pulito.

Questa volta ho parlato.

Mi guardano perplessi.

Sorrido.

E poi  il canto...

Questa sono io....la pietra dello scandalo, l'usignolo della vigevanese, la voce che possente si leva sopra il traffico continuo della provinciale, sopra i trapani del marmificio adiacente la residenziale palazzina, sopra i televisori "astutati" direbbe Montalbano. Perennemente astutati .

Vox arcana che trapassa i muri, copre conduttrici cocainomani (suppongo io, viste le faccette e i gestini da ipercinetiche dlelle reginette mediatiche) ed urlanti, camion...e maligna impedisce l'onesto sonno mattutino dell'infermiera, pomeridiano dell'anziana signora...centrogiornata degli altri.

Magari posso fare i miei esercizi di notte azzardo io... tento la spiegazione: la voce come i fiati è uno strumento che non va esercitato troppo a lungo, ha dei limiti fisiologici, due ore, un po'di vocalizzi e qualche pezzo "in voce" come si dice in gergo, oltre si studia solo con gli occhi o canticchiando pianissimo, lo spreco per l'ugola lirica è letale, o con il pianoforte...ma il mio strumento è eccezionale concordano su questo i condomini, per forza, per intensità, per ...un'ora di suoni ti sconvolge la vita.

Un tracagnotto grida ma qui siccome è un palazzo residenziale ci sono dei bambini e non si può disturbare i bambini.

Quando ero ragazza si diceva di quelli delle case popolari che avevano tanti bambini.

Deve essere cambiata la legge, adesso i bambini si fanno solo nei residences, se uno figlia in costruzioni di edilizia normale, non residenziale, i bambini in questione, degli abusivi, figli di scriteriati,  possono essere disturbati. Addirittura molestati. Edilizia popolare: gioia del pedofilo.

Comunque basta scrivere post chi è in possesso di una voce così incredibile ha dei doveri da rispettare: non fare esercizi nel condominio e farsi subito invitare al Maurizio Costanzo show o a qualche altro circo barnum mediatico: Accetto suggerimenti.

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postato da: macinzia alle ore 14:46 | link | commenti (4)
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giovedì, 04 maggio 2006

E poi è successo. Di nuovo non è la prima volta, E non sarà l'ultima.

L'adorato bambino ha cominciato a non stare bene, di salute cagionevole è sempre stato, anzi dopo il matrimonio sembrava  rimesso, più forte, più energico.

La prima avvisaglia è stata verso Natale, all'epoca della discussione per via di Edda, la cagnolina, si era messo in testa che potessi tenere con me o Edda o Preziosilla, la gatta nera....zampino di suocera sicuro come l'oro.

E in casa non si possono tenere tanti animali e questo e quello, io mi inquietavo, un po' perchè Edda è il ricordo vivente di mamma, un po' perchè per una strega il patto con l'animale è sacro, il prezzo da pagare per disinteresse, abbandono, tradimento in termini come dire ma sì lo dico, in termini esoterici, è altissimo.

Un po' perchè questa ossessione per la casa pulita da parte di gente che è cresciuta in cascina ed allevando e macellando animali, sfruttando il loro lavoro, il loro latte, le loro uova mi fa arrabbiare.

Il fatto era che Nostra signora del lindore domestico voleva rifilarci i due yorck shire presi perchè fanno tanto signora fine e poi lasciati a languire sul divano, a condanna di mio marito va detto che pure lui se ne disinteressava completamente. Come avessero comprato  due porcellane neanche tanto preziose.

Le povere bestiole erano di un'idiozia completa e irreversibile. Credo che non avessero mai visto altro che la via  che fiancheggia il condominio e il giardino condominiale. Effetto mancanza di stimoli, un tempo per sostenere le ragioni della diseguaglianza si diceva che gli orfani, tutti figli di disgraziati alla fine fine, fossero poco intelligenti. Per razza. Poi qualcuno ha cominciato a sottoporli a stimoli, voci, suoni, colori. Gli orfani hanno smesso di essere idioti per razza.

E a proposito di razza alla suocera sembrava inconcepibile che io preferissi una bastardella qualunque e un gatto senza pedigree a quei due costosi rattini che mi avrebbero se non altro esteticamente, perchè il cuore ce l'ho nero e lì non ci si può far niente,  resa degna della perla, del principe .

Avrei tenuto tutti quanti fosse stato per me ma dividerceli mi sembrava la cosa più ragionevole. E comunque marito di quattro quadrupedi non ne voleva sapere.

La discussione non accennava a placarsi nè si veniva ad una soluzione.

Allora ho sognato.

Mia madre nel sogno era la strega dell'Ovest e mi suggeriva di invitare la suocera, il marito, gli yorck shire a prendere un caffè nella sua nuova casa.

E preparava piatti e dolcetti e  mi sorrideva, non preoccuparti tesoro, e poi mi blandiva, tesore tesoro non sei troppo ben messa, i tuoi studi magici ti hanno portato via tanto tempo, è ora che ti sistemi tesoro, non sei troppo ben messa materialmente intendo, devi pensare un po' a te, mgari usare un po' di magia, mamma lo sai che non si può, una vera maga è una studiosa, una sacerdotessa quasi, studiare le regole che governano la natura, non sovvertirne le regole, ma no tesoro, non devi sovvertire niente, ci pensa mamma...tutta questa sollecitudine da parte di mamma mi era incomprensibile, in vita non faceva che dirmi che sarei finita male e che me lo meritavo.

Ma a guardar bene la strega dell'ovest non era mia madre ero io, e quel caffè e quei dolcetti e quella casa.....e poi ho sentito le voci di mia suocera, di mio marito, l'abbaiare petulante dei cagnetti...dovevo impedire che entrassero dovevo...i cagnolini, più rapidi dei padroni, mi stavano già saltellando intorno...e mio marito era già sulla soglia. 

No ho gridato quella notte, svegliandomi di botto tutta un sudore, no....non sopporterò ancora...non un'altra volta.

Il giorno appresso mio marito ha avuto una specie di colica.

Il giorno dopo la suocera in lacrime ha chiamato a casa. I cagnolini poveretti...le esche per i topi, non aveva letto l'avviso, appena si era resa conto che qualcosa non andava li aveva subito portati dal veterinario. Ma non c'era stato niente da fare.

Il giorno dopo ancora ho portato a casa Edda e Preziosilla. Mio marito non ha proferito una sillaba, anzi ha dato da mangiare ai due animali, cosa per lui  nuova, si è ristabilito, da allora si è fatto crescere i capelli e si è messo a portare indumenti in lana cotta riciclata assumendo un'aria un tantino mistico allucinata che gli dona.

Mia suocera si è comprata un coniglio d'angora e ha smesso di venirci a trovare.

io ho portato al franchising lo steretipato e soffocante  mobilio in arte povera della sala che nostra signora del gusto pessimo ci aveva regalato e ho recuperato qua e dei vecchi pezzi saporosi e vagamente evocativi. 

 

 

 

postato da: macinzia alle ore 18:58 | link | commenti (3)
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ARCANO II

Mia suocera... da qualche tempo ho una suocera, mi sono infatti sposata. Da qualche mese.

Sono arrivata ad un'età non proprio verdissima senza legami riconosciuti, tutto questo studiare da strega, si diventa piuttoste balzane, quanto poi a riconoscere riti sociale consacrati come matrimonio, ecc...le invidiose ma anche gli invidiosi dicono che facciamo tutto allla nostra maniera noi streghe, intendendo con quel"alla nostra maniera" una pigrizia, un disordine, una sciatteria....falsità di falsità, è proprio il contrario, rigorosissime abbiamo da essere, non abbiamo noi tempo da perdere vagabondando per centri commerciali con intenti posticci come scelta di un nuovo microonde da sostituire a quello acquistato l'anno prima ancora perfettamente funzionante, anzi quasi nuovo perchè dopo la dissurgelazione e riscaldamento di qualche pagnotta e la preparazione di alcuni risotti "quattrosaltiin padella", non è stato più usato, e allora perchè cambiarlo? Ma perchè abbiamo cambiato la cucina no? E' la tinta che non si addice più...

Mia suocera dicevo non è contenta di me. Credo che anche lei abbia un qualche potere. Di questo non ho detto nulla. Il potere. Sì una forma di talento innato per diventare strega ci deve essere, ma è come per tutte le Arti, studio studio e ancora studio! E quindi del potere non dirò un bel niente. Torno alla mia, alla nostra, suocera

Mia suocera crede che io abbia affatturato il suo adorato bambino. 

I segnali?

Era religiosissimo. Un baciapile come dicono a Milano. Pure un filo bigotto commenterebbe qualcun altro.

Ci siamo sposati in comune.

Votava Lega perchè dovrebbero chiudere le frontiere, le brave persone stanno a casa loro, e teneva sempre per il buon padrone... il signor Zambelli che brava persona, quando ha licenziato trecento operai aveva le lacrime agli occhi e quelli là farabutti delinquenti gli hanno fatto "la contestazione"...e quando l'hanno arrestato l'anno dopo per corruzione aveva sempre le lacrime agli occhi. Così distinto.

A queste ultime elezioni se ne è uscito con un "Io voto per Rifondazione comunista".

Era un figlio che non lasciava mai la sua mamma, tutte le sere con lei sul divano a guardare Gerry Scotti mano nella mano...no questo è un errore, volevo scrivere, fianco a fianco.

Adesso va a trovarla una volta la settimana, si vede benissimo che si annoia e tutte le volte chiede se la televisione si può spegnere perchè, sostiene , ha mal di testa. Figurati nemmeno l'Antonella Clerici che gli piaceva tanto, con quel suo bel programma di cucina...ha sempre mal di testa.

Si è sempre vestito così elegante, un figurino, le sue belle calzine bianche, i mocassini neri extralusso emporio Morozzi le scarpe di classe, all'emporio trovi appunto le extralusso con qualche difettino, costano un quarto, neanche si vede. Pantaloni con l'orlo giusto che si veda un po' di calza.

Adesso va in giro che pare il santo francesco giullare di Dio, capelli lunghi e sandali, sì va be'di cuoio intrecciato fatti a mano ma son pur sempre quasi ciabatte.

E questi secondo nostra signora della cassoela, ragò come dicono qui, sono i segnali della magheria....

Come se una strega del mio livello potesse mai sprecare energie magiche, trascurare  studi, negligere  esercizi,   per  darsi alla pazza gioia spingendo un  giovinotto quarantino   a mutare drasticamente opinioni religiose, indirizzo  politico, gusti in materia d'abbigliamento... e poi cui prodest?

A chi giova si sarebbe immediatamente domandato il nostro Socrate. in realtà l'amato bambino prima era uguale ad adesso, essendo isolato sbandierava meno i proprii orientamenti e credo.

Ma quello che è interessante non sono queste  sciocchezze indefendibili ma il fatto che la suocera  abbia fatto centro sul mio essere strega, io sento che al di là delle fesserie di piccolo cabotaggio lei profondamente sa.   

Sua madre era una che "segnava", sì una strega contadina appunto.

(4 segue)

 

 

 

postato da: macinzia alle ore 13:16 | link | commenti (5)
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Quando si è bambini il male e il bene si assomigliano, come pure il sogno e la veglia, è forse l'unica età della vita in cui è il tutto e il qui e l'ora in cui siamo immersi non si contraddice, non si frange di continuo in tentativi estenuanti di catalogazione, definizione, archiviazione....

Dicono che per i cosiddetti "non civilizzati" questo bagno di splendore, giorni sempre nuovi, colori folgoranti, dolore intenso ma senza memoria, accoppiamenti fra Uomo e  Donna, niente giarrettiere rosse, o altri feticci,  ma vagine archetipe, peni eretti per la gloria di un dio di totale meravigliosa immanenza, corpi profumati di vita. Dicono, gli antropologi, che per i non civilizzati il mondo sia a questa maniera, così com'è, niente rappresentazione.

Se così è allora abbiamo fatto mille passi indietro. Noi dell'occidente, ma anche l'arzigogolata saggezza orientale a cui ci piace appellarci come modello sublime, tanto sublime da non fare per noi, non mi sembra migliore.

Confesso anche che di queste antropologiche illazioni diffido. Mentre scrivo dei "non civilizzati"una voce beffarda mi sussurra...ma sì il buon selvaggio, riminiscenze mal digerite del liceo.

Comunque uno degli esercizi da apprendista strega è proprio quello dello  stupore primordiale, la definizione è mia ma dopo la premessa fatta siete in grado credo di seguirmi.  Difficilissimo. L'esercizio non il seguirmi. Mi auguro.

Poi come pratica imprescindibile il canto. Alla greca per intenderci, canto inteso come suono puro ma anche  come suono delle parole. Canto, racconto incanto. Lo studio degli etimi pur collaterale avendo a che fare comunque con le parole è di una certa importanza per una strega rispettabile.

Quindi le lingue e soprattutto le lingue antiche. O morte. Comunicare con i morti anche non solo i propri ma i morti lontani, gli antenati, una strega non ha famiglia in senso stretto, può avere figli marito, sorelle, fratelli, genitori, amarli ed accudirli come la più tenera delle donne,  ma è caratteristica stregonesca l'acuto senso di appartenenza all'umanità intera, perchè andando appunto a ritroso le linee di discendenza si avvicinano, si avvicinano tanto sino quasi ad accreditare l'ipotesi del progenitore unico: Eva, Lilith, Adamo ...

E poi è ovvio che una buona strega o maga deva educare la propria voce all'emissione e alla modulazione di note perfette. Una pratica strumentale è anche auspicabile, soprattutto per noi del sistema tonale, ma la voce...una vera strega si riconosce proprio dalla voce melodiosa. Una voce che incanta, tanto per ribadire. 

E dalla capacità di affabulazione.

Come potete facilmente comprendere le tanto citate formule magiche nient'altro sono che applicazioni utilitaristiche di tanta dottrina.

Ma le streghe contadine, quelle di un tempo, direte voi...le lingue e questo e quest'altro? Ma se nemmeno sapevano scrivere...   

Innanzitutto anche una strega vive sì nel Mito, tempo senza tempo quindi, ma anche nella Storia, notate carissimi come sempre il mondo appena si cerchi di descriverlo si divida in due? Bene e male, Sogno e Veglia, Mito e Storia...

Perdonate la divagazione. Torniamo alle nostre streghe contadine: una Baba Jaga degli albori ad esempio, eccoci di nuovo appena fuori del nostro villaggio, nel cuore della foresta, davanti alla capannuccia con le zampe di galline; una Baba Jaga  ha a che fare con un patrimonio di saperi più integro, più unitario ma sicuramente più semplice, più ci si allontana da questa iniziale perfezione e più i saperi si dividono in mille rivoli e rivoletti. Spesso le streghe contadine abile narratrici di fiabe, veloci nell'apprendere i formulari liturgici e i dialetti dei paesi vicino, apprezzate cantrici delle ricorrenze, erano più vicino a queste protomaghe, per quello che era il loro ambito erano delle dotte.

E proprio dissertando delle streghe contadine vengo senz'altro ad un altra apprezzata ma temuta capacità maghesca: le erbe, riconoscimento ed uso.

E dalla pratica delle erbe a seguire e compendiare: la medicina, l'anatomia, la chimica....

A questo punto, e qui credo di poterla finire con tutto questo nebuloso teorizzare, mi abbiano a scusare coloro che leggono se li ho tediati, non ci resta che precisare che nell'evo contemporaneo le streghe più urbane e "civilizzate" in un certo senso si specializzano, medici o musiciste o scrittrici o attrici o scienziate o...Insomma di Ildegarda di Bingen non ce ne sono più. Sarebbe impensabile, erboristica, composizione e fisica quantica e ...

E però frequente che dell'antica onnicomprendente capacità si conservino talenti ed interessi sia pur a livello amatariale per le branche non frequentate.

Io ad esempio sono una maga musicista ma amo scrivere e conosco un po' le erbe. Posso addirrittura curare animale e uomini, parlo di  malanni o ferite non troppo gravi,  e prevenire, con un' accorta cernita e preparazione dei cibi, con un'igiene corretamente intesa, le patologie più comuni.   

 Ma allora ribatterà qualcuno tutte le donne sono streghe no? Forse, forse...ma streghe dedite al Male, io tutte queste case passate e ripassate con Cif Ammoniacal e altra robaccia inquinante, con frigoriferi stipati di poveri animali cucinati poi in un tripudio di grassi e...proprio non le sopporto. Forse queste pratiche sono peroprio la perversione, la corruzione  dell'Antica scienza.

postato da: macinzia alle ore 10:51 | link | commenti (1)
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mercoledì, 03 maggio 2006

E sognando entra nelle terre del tramonto, le terre proibite, là dove abitano coloro che non sono più tra noi.

Ieri giocavo con la mia cagnolina sul letto, si chiama Edda, è una piccola meticcia focata, dagli occhi buoni ma furbi, guizzanti. Apparteneva a mia madre. Mia madre è morta un paio d'anni fa. Una malattia annunciata ma improvvisa. Beveva mia madre.

Anche sua madre beveva, da bambina la sera prima di andare a letto mia nonna mi raccontava delle fiabe, mi piaceva tanto quella delle gatte fate, le solite fate che poi sono streghe,  c'erano sere però in cui la nonna era come posseduta, a metà storia, la parte che mi piaceva di più, quando la bella maltrattata torna dal castello delle gatte fatate con tutti i suoi doni magici, le perle che le escono dalla bocca ogni volta che pronuncia una parola, il diadema di brillanti e la stella sulla fronte, mia nonna cominciava a farfugliare, ad appisolarsi, diventava un'altra, non più la signora rossetto Christian Dior rosso fuoco e tacchi perfino per fare la spesa ma un'altra, lo sguardo perso, acquoso, non le importava più di me, lo capivo, anche il suo odore diventava cattivo, anche la cucina di formica verde acido cambiava.

E là dove si tenevano le scope, dietro la tenda a fiori sentivo che si nascondeva qualcuno o qualcosa. La via verso il letto era lunga, il corridoio era buio, la nonna bloccata sulla sedia, la testa ciondolante, in quella cucina verdastra, mefitica, era la regina nera la nonna. 

Vorrei che morissi.

Questa formula netta chiara mi aveva colpito, un fendente sì ma mi aveva dato forza, chiarezza, mentre per l'ennesima volta attraversavo l'ombra nel corridoio stretto e lungo...

E così ho cominciato a maledire.

Ero una bella bambina. Nessuno poteva intuire, nemmeno lontanamente...

postato da: macinzia alle ore 19:22 | link | commenti (4)
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Arcano secondo

 

Quando sogno, sogno le case.

Le case del sogno hanno porte che si aprono su stanze che mai avrei sospettato, .

Quando sogno sogno le case, le porte,  i sentieri, il bosco e il mare.

Le case del sogno sono case come labirinti, cenere ancora calda nei camini, letti disfatti, alle spalle spesso mi camminano i morti, ne ho paura ma so che è nella mia natura avere rapporti con loro. 

Quando sogno parlo con i morti.

Dietro le case  di colpo  m'accorgo di certi sentieri mai notati prima, posso percorerrere questi sentieri che repentinamente si alzano e in un attimo sono fuori dalla città, su in collina, boschi di castagno e di betulla, e poi cammina  cammina arrivo sull'altro versante della valle, tornando ad abbassarmi,  incontro  il fiume.

Continuo ancora senza nemmeno un accenno di stanchezza ed ecco  il mare. Il mare visto da un'altura, fermo, azzurro come vetro o grigio come acciaio.

Sono nata in una grande città di pianura, sapete dalle grandi città di pianura è difficile uscire camminando, cerchi concentrici e reticoli di strade sempre più trafficate, strade che solo i mezzi motorizzati possono percorrere, ti imprigionano sino a sfinirti, come gironi infernali, potresti rimanere intrappolato e diventare uno di quei forsennati che vanno attorno con i vestiti sdruciti e con le suole delle scarpe che ciabattano sull'asfalto rovente. Dal centro alla periferia in una grande città di pianura puoi perdere te stesso se non hai una carrozza. Signori la carrozza...è Ofelia credo, la piccola Ofelia di Amleto divenuta completamente pazza. Per il caos che la circonda.

Quando ero bambina ero già una strega.

Bene sorrideranno i miei lettori, una strega, e come la si potrebbe definire una strega al giorno d'oggi, una Madama Tisbe che legge la sfera nei baracconi, una zingara televisiva, una megera di campagna  che getta il malocchio, una maestrina insofferente della propria normalità piatta, una liceale immaginifica  in smanie per un quotidiano  poco emozionante, una femminista alla rierca di identità non ortodosse, questo forse ormai è terrbilmente fuorimoda ma c'era quello slogan forse qualcuno lo rammenta, "tremate tremate le streghe son tornate", un' Amelia la strega che ammalia?

Le streghe si sa bene non esistono.

Quelle terribili dai denti aguzzi delle fiabe, le figlie di Baba Jaga, la strega della fiaba più antica dell'occidente, quella dell'isba con la porta girata verso il regno dei morti, l'isba sulle zampe di gallina.

La strega che abita il confine tra i vivi ed i morti e può parlare con questi ultimi. Alla bisogna.

Se vuoi consultare la Baba Jaga, conosce erbe, rimedi, e molte altre cose ancora, devi conoscere la parola magica che costringerà l'isba a girare su sè stessa, zampettando sulle sue buffe zampe avicole, la Baba Jaga di solito dorme. Dorme e sogna. 

 

 

 

postato da: macinzia alle ore 15:55 | link | commenti (1)
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martedì, 02 maggio 2006

Vicino alla Cattanea si infilano per una straduzza fra i campi.

Lui quella stradina, l'aveva scoperta il maggio dell'anno prima, nei suoi giri ciclistici.

Stradina che, tutta fiancheggiata com'era di grandi robinie, offriva ristoro dal caldo già intenso.

Correva sulla bicicletta e aspirava  avido l'afrore resinoso dei grappoli di robinia, morbidi, setosi,  turgidi come grembi, come seni, come cosce...e  si era eccitato di colpo, pieno di desiderio verso  una donna vaga, una donna che non c'era, no non la giovanna, la giulia, no... nemmeno la prostituta africana, nigeriana gli pareva, che lì sulla vigevanese apriva facendolo roteare e volteggiare come per una danza d'amore rituale,  l' ombrello rosa carico, perfetta cornice alla sua pelle d'ebano, qualche volta ci era andato...no era una voglia diversa, più lancinante, più acuta a ben guardare ma più languida, tutta intrisa di un sentimento in cui c'era sì un corpo di femmina, ma anche  struggimento per una pienezza, una fecondazione, una paternità, un compimento insomma. E anche una punta di amarezza, di rabbia per  lo sterilità di quel suo vigore virile che gli permetteva sì di pedalare per ore ma ad altro non serviva...

E aveva pedalato infatti, forte, fortissimo, stordendosi di fatica, quasi sonnambulo, chiamando, chiamando la Senza Nome che era la Donna fra donne... 

Ave Maria piena di grazia ...

A San Lorenzo il portone era aperto  e nella calma serotina le voci fievoli ma numerose delle vecchie si riversavano  per Piazza Monsignor Berruti, liitanie mariane, maggio  il mese della madonna...misteri gaudiosi o dolorosi, no quelli sono pasquali, misteri in ogni caso.

Incomprensibili e antichi misteri.

Nemmeno buoni forse, aveva riflettuto ,sfrecciando verso casa.

Non conosceva Claudia allora, non ancora, non proprio, di vista a Mortara ci si conosce tutti.

Lei era a Milano allora, e, a proposito di misteri, affari per l'appunto misteriosi combinava  a Milen, a turbata si chiama quella  a particolare del dialetto locale che all'orecchio foresto risulta più come una e larga ma gutturale, dura.

 A Milen, non era da tutti andarsene, andarsene a Milen togliersi via dalla palude.

 A Milen poi lei leggeva le carte, i tarocchi, a gente fine, bella gente come si dice: modelle, attori, calciatori,studiosi di egittologia, alchimisti, scrittori, pittori, scultori, galleristi, chirurghi, politici, sacerdoti e maghi.

Claudia stella  vespertina, stella nera, profetessa di venture e di sventure. Il suo nome era un altro, un nome vibrante, empatico. Lilith regina dei demoni, prima donna rinnegata di una genesi rinnegata. Madame Lilith riceve solo su appuntamento. Mansarda sui navigli come da copione, diabolicamente cara ma questi particolari nei copioni di un certo tipo non vengono mai citati. 

Claudia tace, tiene gli occhi socchiusi, le piccole mani abbandonate in grembi, le unghie, solitamente accuminate come artigli e dipinte dello stesso nero del rossetto, sono bizzarramente rosee e corte, petalini di fiore quasi. Come ho potuto prendere sul serio la messa in scena di Madama Lilith, Madame Lilith da sbellicarsi dalle risate... povera bambina che nella grande Milen si è persa, chissà come si è guadagnata da vivere davvero, povera bambina tornata con la coda tra le gambe, non può far altro che  rifilarci storie, sì storie, a noi, i  paesanotti morbosi , a noi i  provincialotti misogini,  ci rifila storie e ci tiene lontani dalla verità, umiliazione, fallimento, fine dei sogni, storie di tutti, ma sbagliare a Mortara si può solo, e con molta moderazione,  se non esci dal branco, altrimenti non perdonano,  teste matte,  liberi pensatori...tutti al rogo.

Tutti i pettegolezzi, le maldicenze, le cattiverie che su di lei ha sentito, spiato,raccolto con meticolostà di cronista. Cronista di nera soprattutto se  a Mortara ci fosse una cronaca nera degna di tal nome.

Ma non temere piccola mia il paladino Orlando ti difenderà.

 Allunga la mano, mano d'uomo grande, già bruna di sole e stringe la sua tenera, chiara. Che lei afferra, ci si aggrappa quasi ma delicata, una carezza e una preghiera insieme..lo implora quasi, il corpo inarcato e tiepido e arreso. Lo sguardo di colomba trepida. 

Ed ecco il compimento, non per la maliarda, non per la regina nera del sesso, non per Lilith la strega!

A costei si era sempre in parte sottratto, negato, da costei si era comunque salvato. Intoccata la sua più intima essenza.

Ma per questo cucciolo indifeso.  

Ecco che potente, inebriante gli si rivela l'Amore.

Un Amore  forte come il vino.

Un Amore forte come la morte.

Per la donna che per lui si è spogliata. Una nudità assoluta. Niente più veli nè maschere. Nuda.

Per la donna vestita di rosso, solo ora lo nota.

Per la donna che sorride ancora, un sorriso che ti scioglie, ti perde.

Per la donna aperta, sensuale ma pura.

Per la donna rossa nel rosso dei raggi lunari, alba di luna perfetta e piena. Ha il colore del sangue la luna quando sorge. 

Per la donna vestita di rosso come una  sposa bizantina. La sua sposa bizantina. Occhi neri e appena sporgenti sulla pelle bianca. 

Per lei ora, solo ora, è il suo sangue che picchia e infuria e sbatte  così nelle vene? L'urgenza di lei, di entrare in lei, di fondersi con lei.

Per lei  potrebbe sfidare il mondo. Potrebbe dannarsi ...potrebbe vendere l'anima al diavolo come  si diceva una volta. 

(Fine- Il quindicesimo arcano)

El me nom ninsunna al la sa

Mi son Turlulu dla bariola rusa.

(Fiaba lomellina sul diavolo"Turlulu dal berretto rosso" versione di San Giorgio Lomellino.)

 

IL DIAVOLO. Nella serie degli Arcani Maggiori del mazzo dei Tarocchi il  Diavolo è il numero 15. 

alcune interpretazioni di questa carta sono: Passione. Dipendenza. Istinto vitale. Tentazione. Bestialità. Magia nera. Lato oscuro dell'essere. Lucifero, angelo caduto, portatore di luce. Potenze occulte dell'inconscio umano. Grande vigore sessuale.

postato da: macinzia alle ore 16:10 | link | commenti (5)
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lunedì, 01 maggio 2006

Suggestione di sicuro, quei suoi capelli neri, lisci, le guizzano sulle  spalle come serpenti...suggestione banale, banale, così si sente con lei , banale.

Non sembra troppo arrabbiata per il ritardo però.

Anzi il sorriso è timido, dolce. Quasi.

Gli piace quel sorriso, la rende più bambina, meno pericolosa.

Non ha avuto una bella vita, lui lo sa, lei si è raccontata. E questo un po' lo commuove sempre. Come il sorriso, questo sorriso, perchè ne ha altri, da ghiacciare il sangue, sì davvero.

"Mi porti a bere qualcosa?"

"Ma si' dove?"

A Mortara c'è ben poco. Non ha voglia di prendere la macchina però  quel modo di chiedere, come una ragazza normale, ecco improvvisamente pensa che potrebbero essere una coppia normale, magari prendersi una casa, sposarsi, perchè no, anche lei i trenta li ha passati d da un po'. 

"Andiamo in Piazza a Vigevano, al Thaiti, però dobbiamo passare a prendere la macchina."

"Va bene"

Nemmeno una delle solite rimostranze...e perchè non sei uscito in macchina, non vuoi mai andare da nessuna parte, e perchè di qui e perchè di là...

Anzi continua a sorridere ma dolce, dolce così non l'ha mai vista, o sì, forse quando si è innamorato di lei. Perchè si chiede perplesso, sono innamorato di lei, non gli era parso sino a quel momento, si sentiva più come si può dire...prigioniero di una malia erotica, dio mio altro che banale, malia erotica...Di colpo ride dei suoi pensieri da romanzo rosa inizio secolo, l'altro però, non questo nuovo. Malia erotica, sei proprio un giornalista di provincia caro Orlando...

"Perchè ridi?"

Ma anche questa frase è sussurrata in una maniera ingenua, complice, non si aspetta davvero una risposta, curioso per una che lo tormenta dopo un minuto di silenzio, che sembra sempre volerlo scavare...curioso.

E poi fa anche una cosa tenerissima, si pulisce, con un gestino di pupa proprio, sembra la ragazzina del piano di sotto, cinque forse sei anni,  quell' impistricciamento nero che le copre la bocca, più sottile e buona di come l'ha sempre vista.

E dopo ancora si sfila le scarpe trampolo, è piccola. rotondetta, deliziosamente quotidiana. Solo i capelli hanno sempre un che di serpentino, E gli occhi con quelle pupille nere che si divorano l'iride, atropina crede...per sembrare un'invasata.

Ma adesso cammina svelta che è un piacere, si era figurato l'andata alla macchina come la solita via crucis con l'ubriaca, no lei non beve, sono i tacchi per l'appunto. Adesso se li è tolti.

Pieno d'amore, e di una contentezza leggera leggera!

"E il libro?"

Incredibile, il libro, non vuole nemmeno sentirne parlare di solito, se non per schernirlo, stupido sognatore di provincia, sintassi zoppicante che vuole scrivere un libro...Un libro sull'occulto poi, cosa ne sa lui dell'occulto!

"Presto Orlando, tra venti minuti sorge la luna, è piena questa sera, magari ci fermiamo in qualche stradina prima di arrivare a Vigevano.... "

Va bene amore mio, tutto quello che vuoi.

 .  

 

postato da: macinzia alle ore 18:07 | link | commenti (2)
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Il Quindicesimo arcano (....segue)

Mors ara, Mortara l'altare dei morti, un'adolescenza di noia a respirare lo smog, intanto sogni il mare, quello di tuo padre, poi ci sono  le canne in piazza Silva, e le ragazze senza importanza, quelle che ci stanno, la giulia, la samanta...

Percorre a passo rapidissimo il Corso Cavour, tutta Mortara a dirla schietta.

Niente vicoli scuri, viuzze misteriose, niente beltà architettoniche magari in degrado ma di rapinosa venustà, niente di niente, solo un po'di ottocento smorto... smorto, morto, mortara, sempre morti alla fin fine....condominii atticciati e volgarotti, qualche villa liberty dai cancelli ben chiusi, molte casette indipendenti, la ferrovia, il cavalcavia, due o tre fabbriche, il Bennet, la Marzotto che ha chiuso, il Multisala che non è nemmeno a Mortara, e poi via subito campagna, campagna di diserbo e di veleni. Campagna e buio.

Pavia il capoluogo, Pavia  la bella con il suo intrico medioevale e l'università sede sapientiae, è lontana come la luna. C'è il treno che ci va. Mortara è uno snodo ferroviario di discreta importanza, anche se dalla stazione non lo diresti mai. Linea Vercelli Pavia, interregionale frequentato ormai solo da certe nere vestite e di turchese e d'arancio, enormi e statuarie,  trasportano  ceste pesantissime come fossero  fuscelli, chissà cosa c'è dentro, forse cibo speziato da vendere ai mercati, ai loro connazionali, o anche  jeans finto Armani o Levi,s.

Vercelli  e il suo sfascio barocco... venti chilometri ma c'è il fiume in mezzo, e cambia il dialetto e....distante in una parola.

Vigevano stessi cafoni  di  qua ma con la puzza sotto il naso, nemmeno si sentono lomellini loro i reucci decaduti della scarpa ma almeno hanno la piazza e le vie cinquecentesche e il castello...

Casale eleganza sabauda e sinagoga come un altro mondo dentro il mondo, sinagoga da ghetto, nascosta alla vista, anonima fuori, meravigliosa dentro, il cuore vero di Casale forse,  e il grande Po che può ancora ruggire e spazzare ed uccidere. Ma Casale vista da qui è solo un trenino che talvolta si allunga sino ad Asti, corse ridotte all'osso..

Quando sei a Mortara a volte è come essere morti. Sempre morti alla fin fine.

"Me ne stavo andando!"

Ma guarda che vestizione da zoccola, le labbra nere non le sopporta più, come baciare uno spazzacamino. e i tacchi così alti, ondeggia, barcolla,  lui ha il passo rapido....gli sembra di impazzire, nemmeno quando camminano si trovano.

(3. continua)

postato da: macinzia alle ore 15:07 | link | commenti
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Arriva a casa che è quasi buio. E ha freddo anche.

Maledetta  primavera, caldo il pomeriggio e fredda la sera.

E anche il mattino. Tempo di raffreddori.

Sono le sei. Le sei passate. E' tentato...per una volta essere il più forte. Non andrà all'appuntamento oppure andrà con molto, moltissimo ritardo. Non avviserà, sarà indifferente. Il cellulare non ha campo, o meglio non l'aveva verso Caresana e poi lui l'ha spento. Il più forte, il più duro, un immagine diversa dal cretino che corre sempre ai comandi senza parole  ma terribili di lei... 

"Orlando....te ghe de ciamà la Claudia, l'ha dì che te rispund no al cellulare, te spetta amò per un quart d'ura  a renta  all'albergo San Michele."

Mezza lingua.

E mezzo idioma.

Mezza tinta di un rossiccio che la sua sensibilità di pittrice, sebbene di maniera e perloppiù di pitture funerarie, dovrebbe aborrire.

E mezza grigia.

Lì ferma sulla soglia della cameretta di Orlando, improbabile cameretta di un vecchio ragazzo duro a morire, come ragazzo s'intende.

La straconosciuta  sala, curioso bric a brac di brutture economiche degli ultimi decenni del novecento, alle spalle. In penombra.

Lo sguardo un po' stupito come sempre, da cosa?

Dalla vita. Dal figlio quasi quarantenne ancora così...così ....come dire...poco definito? Da sè stessa sopravissuta alla morte del marito amatissimo, sulla credenza finto chippendale campeggia la foto di lui in divisa di marittimo, veniva dal mare, era tanto più vecchio ma così affascinante. O perlomeno lei ama pensarlo a quel modo. Un lupo di mare odoroso di salmastro, altro che gli agricoltori di qua, bianchi in faccia e mèzzi di palude e di risaia. Smollati dall'acqua dolce. Ecco come sono quelli di qua.

Esternamente indistinguibile la madre, non fosse per quel pennello in mano e quelle macchie varipinte sull'avambraccio,  dalle massaie lomelline, tutte perbenismo e caviglione, anche Claudia non scherza in quanto a caviglie.... Claudia  

Quasi non si lava, giusto una sciacquata. Un'occhiata passando forzatamente dalla cucina,  al quadro su cui mamma sta lavorando, è Goya gli sembra, una macchia scura pullulante di demoni. Gli dà i brividi. Chi mai vorrà quella cosa per una tomba, una cappella anzi, come si usa qui. Le sei e quaranta. Fuori di corsa. 

"Orlando..."

Da quando la voce di su madre si è fatta così querula?

" Gnì a cà per  cena?"

"Non lo so...."

Silenzio. Pausa. Sospiro.Chiusura stizzito rassegnata della porta.

(2 continua (speriamo)

 

postato da: macinzia alle ore 08:56 | link | commenti (1)
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venerdì, 21 aprile 2006

Colpi d'ala, ala grigia radente l'acqua, circonfusa di luce, collo proteso, mistico collo degli aironi cinerini.

Mondo allo  specchio,  cosi  riflesso il mondo raddoppia.

Sole che basso, sciaquato d'umido, cala nelle risaie.

Indocina  a volte....

Pedala forte come sempre dalla pianura di quel di Mortara sino alle colline, Casale, dietro Casale il Monferrato, luogo di vigne, remota fatica contadina, nuove e vecchie seconde case, le vecchie popolate di signori eleganti, con la parlata morbida...vieni sabato se vuoi, imbottigliamno il vino, siamo in luna nuova..., vezzi bucolici di gente dalle mani affusolate. Gran camminatrice e buona intenditrice di vini. Da cent'anni vengono lì d'estate.

Le altre , le nuove seconde case, quelle sono abitate da una specie diversa. Anche questa altra specie imbottiglia il vino perchè "se ciai la villa nel Monferrato bisogna", cammina poco però, ha lucenti biciclette irte di cambi, dalle forme avveniristiche, mostruose su cui cavalca per una ventina di minuti convinta di smaltire quantità di cibo inenarrabili, perchè quando si ha la villa oltre ad imbottigliare bisogna anche grigliare, infornare, spignattare, arrostire, insomma ammortizzare la spesa di barbeque, forno prefabbricato, camino con cornice pantografata in stile copula tra trullo e baita in valgardena.

E non è da dimenticarsi la  pletora di attrezzi  e prodotti come grigliawurster, affettaverdure, sminuzzaqualchecosa, detergipianocottura, deodoraesternoantiinsettiefumisgradevoli...  atti a rendere l'uso dei suddetti barbeque, forni  ecc... semplice e confortevole.

E poi appena dopo il ponte sul Po sempre pedalando forte si rigira e via di nuovo verso Mortara. Un pizzico, proprio un pizzichino di rimpianto verso un'evitata liberazione, avrebbe potuto salire, salire, lasciarsi alle spalle la maledetta pianura.  Magari per sempre.

Via per sempre, verso l'alto, scordare Claudia che da certe altezze magari si sarebbe ridimensionata, una povera cartomante di provincia , tette rifatte e  labbra nere come le ragazze degli anni ottanta, Claudia era una ragazza degli anni ottanta.

Inerpicarsi,  scordare il giornale per cui scrive, cronache meschine di fiere del bestiame e crimini di albanesi come articoli di punta.

Ma no...è già sulla strada del ritorno, si abbassa ecco Terranova e poi Motta De'Conti e...finis terrae di Alessandria e caput provincia di Pavia, una delle più estese d'Italia, poi un po' di tortuoso intersecarsi di Lombardia e Piemonte, è il Sesia a fare questa confusione...Vercelli, Novara, Pavia, Alessandria. ma ecco già avvista Langosco, è quasi a casa.

Più tardi verso le sei ha un appuntamento con Claudia, delle altre dice "la giulia", "la giovanna", persino c'è una "la samanta", Claudia invece si può solo dire senza articolo e con la lettera maiuscola, ottemperando le regole grammaticali del caso, "la claudia" è una bestemmia. A quelle divinità infernali di cui Claudia e non la claudia  è un'adepta. tanto per adoperare un termine da giornalista, genere breve trafiletto sull' ultima  melefatta di una  setta satanica, naturalmente non del posto, il Male non è mai locale, viene sempre da fuori .  

 

 

 

postato da: macinzia alle ore 10:51 | link | commenti (12)
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giovedì, 20 aprile 2006

Ancora un sogno....un ex fidanzato...Luca....ci siamo reincontrati dobbiamo sposarci, ripensiamo alle nostre vite, ci sono buchi nella trama, il tempo in cui per lui io non c'ero, e viceversa, il tempo delle reciproche assenze, anche nel sogno sappiamo di esserci conosciuti ed amati in passato, ma poi ci convinciamo che senza vederci, senza mai sapere cose l'uno dell'altro, siano passati pochi anni.

Tre, quattro.

Come sempre nella mia ricostruzione  metto come riferimento l'estate, vecchia abitudine scolastica e poi la storia fra me  e Luca, era stata, fatto per me insolito, una storia estiva. Di lui al primo incontro, insenatura fra gli scogli, tramonto e sciabordio marino, la banalità e la poesia hanno labili confini, ricordo la frase: non è bello stare sempre soli, dovrebbero esserci dei testimoni per i nostri ricordi. Allora mi era sembrata notevole..Sic transeat gloria mundi!

Torniamo al sogno. Con un brivido di sgomento mi rendo conto che da quell'estate sono trascorsi quindici anni!

Cambio di scena: sono nella mia casa di via Leoncavallo 30, a Milano, la casa dove sono nata, ho grandi propositi di ristrutturazione, forse ci verrò a vivere dopo il matrimonio. Mia nonna è viva, dunque ancora morti che parlano, siamo in sala, mi chiedo vagamente dove sia mia madre. E'andata via mi dico, da bambina lei spesso andava via ed io restavo con la nonna, ancor più vagamente so che è andata via per sempre. le tracce di lei sono i rabberciamenti di gusto meschino, tutti plastica e mobilucci economici,  di quella che una volta era stata una bella sala degli anni trenta in "stile moderno", poltrone e tapezzera ispirati al futurismo e disinvoltamente borghesi, l'utopia dei tempi nuovi, l'enciclopedia dei ragazzi mondadori sugli scaffali, edizione 1935. Quando sono nata io la ditta del nonno era fallita, l'enciclopedia odorava di carta vecchia e il parquet andava a pezzi.

La nonna è entusiasta dei miei progetti, si tira su dritta, la bella bocca con il rossetto Christian Dior di un rosso purpureo, era la sua caratteristica più saliente. Mi rendo conto con sgomento che le mie idee sono così diverse dalle sue, lei come una perfetta signora degli anni trenta pensa di andare dal tapezziere, dall'imbianchino, dal...scegliere carte, zoccoli, bordi e si capisce che si sente di nuovo come una volta, quando aveva il cappello con la veletta e la Balilla, quando per bere un caffè lei, il nonno e i vicini di casa si mettevano in macchina dopo cena e andavano al caffè Florian a Venezia, poi un salto al casinò del lido e poi ancora  giravano la macchina e via indietro. La mia piccola mamma e l'ancor più piccolo fratello con la bonne. Borghesia rampante.

Allora con tono di celia butto lì: guarda che sono io che metto i soldi la casa deve essere come voglio io. Mi sento goffa e volgaruccia. penso ai bordi che potrei dipingere tutti fiori e volute, ai colori, ai mazzetti di violette a pansè (?) che delicatamente copriranno i muri, insomma a tutto il bric a brac etno zingaresco romantico chic che è il mio stile nuovo millennio. Mi sento inadeguata  come spesso mi succede, una bambina che vuole vivere  atutti i costi in una casa da bambina, la solita casa del bosco ...che è po'  la casa senza il tetto, senza  la cucina e senza... quella della canzone...

Mia nonna mi mostra le imposte, sono solidissime e di bel legno dipinto, ci sono anche gli scuri e le petunie sui davanzali sono in piena fioritura. In realtà nella casa del 30 c'erano già le tapparelle ma le petunie sì, quelle c'erano davvero, mia nonna le adorava. Le petunie nei vasi rettangolari ancora e solo in terracotta erano per me la primavera. Primavera a Milano. Sapessi com'è strano.

Mia nonna è orgogliosa delle imposte solide e lucenti, il resto è uno sfasciume, brandelli di tapezzeria sovrapposti, quella che a prima vista mi pare la libreria degli anni trenta che adesso nel mondo reale  marcisce in campagnia sotto il portico, senso di colpa che mi attanaglia nel sogno e nella veglia, è in realtà uno scaffale di plastica.

Mi afferra una  tenerezza  devastante per mamma che ha tentato di nascondere così la miseria. Vorrei richiamarla dal buio e stringerla forte.

So nel dormiveglia che è quasi mattina. La nonna scompare.

Ho nostalgia di quella casa. Quella casa venduta, cambiata, irriconoscibile. Non ho radici, mi invento storie, mi invento chi sono e dove sono nata e dove abito  venti volte al giorno.

 

 

 

postato da: macinzia alle ore 10:07 | link | commenti (8)
categorie: letteratura, teatro, canto, lirica
mercoledì, 19 aprile 2006

Tania ha mangiato una talpa morta. Era ancora perfetta, il pelo morbidissimo.

Chi è Tania si chiederanno i miei lettori. E' forse giunto il momento di presentare in maniera esauriente la famiglia pelosa che spesso cito. 

Tania è la cagnolina, un canossum (cane opossum) bruttissimo e viziato, eredità tota pulchra di mamma, tutta bella e anche unica eredità, mamma era scialacquatrice. Tania viene dal canile di Milano.

Dick è il grosso bastardo di bergamasco, recuperato da maltrattamenti inenarrabili, infanzia difficile e incrollabile determinazione a rendere difficilissima la mia mezza età. Bello di una bellezza appariscente, scarsamente dotato dal punto di vista intellettuale, del  tutto non autonomo, vive attaccato alle mie gonne e anche ai miei pantaloni. 

Poi vengono anzi forse vengono prima nel mio cuore che palpita di un'inezia in più a favore dei gatti:  Agata nera e setosa, sottratta ad abbandono e morte quasi certa, la volevano deportare, perchè malata di una fastidiosa salmonellosi che la rendeva brutta, scheletrica e diarroica quindi sgradevole visu,  alle "case dei villeggianti", quelle a 1000 m. abitate solo d'estate, quando arriva l'inverno se sei un gatto randagio o defungi per inedia e freddo, il gatto domestico è d'origine africana e qui vive solo per lo stretto contatto con l'uomo, niente nicchia ecologica in natura a queste latitudini.; oppure ci pensano i cacciatori.E' guarita splendidamente con 40.000 delle vecchia lire tra veterinario, antibiotici e fermenti lattici. L'aspirante deportatore è un compagno aderente a "Lega ambiente".

Infine abbiamo Silvestro , bel gatton come dice il Piero, nuovo compagno di mia suocera, veneto d'origine! Forse lo gradirebbe con pomodoro e patate. Il bel gatton è arrivato da solo, segnalandosi con un pianto continuo  nel giardino condominiale. E' bianco  e nero, pesa 6 chili, tutti di muscoli, è affetto da infantilismo cronico  e temo inguaribile.  Il pianto continuo con cui si è presentato è pure cronico.

Da un mese c'è anche Pappageno detto Pigeon, temo sia epilettico. Non è peloso ma piumoso essendo un piccione. Trovato fertito al mercato.

Poi ci sono i senza pelo bipedi,

Figlio, lunghi capelli ricci ereditari , inconcludenza ereditaria, alta statura  ereditaria, psicosi francescan animalista pure ereditaria . Credo sia in Spagna con la fidanzata compagna sorella amico di sempre, bionda intelligentissima, sta diventando un dottore ricercatore mentre figlio vuol fare la casalinga. Non l'ho trovato sotto un cavolo. E nemmeno c'erano cicogne a giro. Di lui parlerò a lungo in altra sede.

Poi cè maritino biondo e soave, un po'magro ma gli dona, comunque ha le spalle larghe e siccome è d'origine contadina ha le manine come badili. Da quando siamo sposati si è affrettato a ritrovare la salute che prima era cagionevolissima. Sono poco materna e a favore dell'eutanasia.  Trovato in quel di Garlasco, io inseguivo un avvenente professore di semiotica, nonchè docente di canzone d'autore che presentava un concerto omaggio a De Andrè, il gruppo era raccapricciante, il futuro maritino indossava da epico rappresentante della coldiretti mocassini neri  e calze bianche, mio dio ho pensato. poi l'ho sentito suonare. 

Poi ci sono io che sono di razza bianca, ho però  i capelli ricci un po' negroidi forse l'origine semita, adesso gli ebrei e i gay vanno di moda ma prima erano come i  negri e altre categorie  sono alta un metro e settanta per sessanta chili, non tutti di muscoli ma in buona parte, quindi tecnicamente pericolosa, godo di buona salute, a parte la famosa allergia fluttuante che appunto inficia il canto che sarebbe il mio lavoro. Finirò a chiedere la carità sul ciglio della strada. Io e tutta la famiglia piumo- pelosa. Dovrei risolvere tutte le faccende psichiche  o i blocchi energetici o la programmazione neurolinguistica sbagliata  insomma le scuole di pensiero sono tante, che mi regalano la raucedine.

Dovrei infine parlare di Mauro il fratello musicista, non è davvero mio fratello ma è come lo fosse. del cugino Duilio, non  è davvero mio cugino, siamo stati fidanzati ma non ci pigliavanmo però ci vogliamo bene....ma una trovatora deve tenere nel sacco storie e personaggi e tirarli fuori al momento buono...

postato da: macinzia alle ore 10:22 | link | commenti (8)
categorie: letteratura, teatro, canto, lirica

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